Chery sbarca in Francia: dopo Omoda e Jaecoo, il marchio madre passa all'attacco

Si sapeva che l'ondata cinese era in arrivo, ed eccola arrivare sul serio. Il 1° settembre 2026, Chery ha ufficializzato il suo sbarco in Francia — non in punta di piedi, ma con una rete già consistente e l'ambizione dichiarata di coprire il paese in pochi mesi. Quando un marchio ancora sconosciuto due anni fa apre decine di concessionarie in un colpo solo, non si tratta più di un test: è un'offensiva.
Il gigante discreto dietro Omoda e Jaecoo
Chery non è certo un principiante. Primo esportatore automobilistico cinese da oltre vent'anni, il gruppo ha prima testato il terreno europeo con i suoi due marchi satellite, Omoda e Jaecoo, lanciati da noi in primavera. Cinque mesi dopo, manda in prima linea il suo marchio storico, quello che porta il suo nome. La logica è chiara: prima installare insegne dal posizionamento lifestyle, poi schierare il marchio madre, più generalista, una volta avviata la rete.
E questa rete cresce in fretta. Chery rivendica già 56 punti vendita operativi fin dall'apertura, gestiti da 36 investitori, con l'ambizione di raggiungere 90 sedi entro la fine dell'anno. L'anno prossimo, il marchio punta addirittura a 200 punti vendita, tanti quanti ne promette a Omoda e Jaecoo. Per un costruttore arrivato dal nulla, la maglia distributiva si sta costruendo a una velocità che pochi europei potrebbero reggere.
Due SUV ibridi per aprire le danze
Sulla carta, la strategia di prodotto si riassume in due lettere affiancate a ogni modello: CSH, per Chery Super Hybrid. Il lancio si basa su due SUV, il Tiggo 7 compatto e il Tiggo 8 familiare, entrambi elettrificati, in attesa dell'arrivo annunciato di un Tiggo 4 più piccolo nelle settimane successive. Chery ha scelto di non puntare sul 100% elettrico per il suo debutto, ma sull'ibrido, più rassicurante per le famiglie che ancora esitano a fare il grande passo.
Il Tiggo 7 CSH illustra bene la ricetta. La gamma propone due motorizzazioni: una ibrida semplice, intorno ai 204 cavalli complessivi per un consumo dichiarato di 5,7 litri per 100 km, e una ibrida plug-in che spinge più in là. Quest'ultima rivendica fino a 90 km di autonomia in elettrico puro secondo il ciclo WLTP, un'autonomia combinata fino a 1.200 km e un consumo di 2,4 litri per 100 km una volta sollecitata la batteria. Abbastanza per coprire gli spostamenti quotidiani senza ricaricare, mantenendo il termico per i lunghi tragitti.
Il fratello maggiore Tiggo 8 riprende la stessa filosofia in un formato più generoso, pensato per le famiglie numerose e i lunghi viaggi, laddove il 7 punta al cuore del mercato dei SUV compatti. Questa scelta dell'ibrido rispetto al tutto elettrico non è solo una questione di gusto: da quando l'Unione Europea ha introdotto dazi doganali aggiuntivi sulle auto 100% elettriche importate dalla Cina, i modelli ibridi e ibridi plug-in sfuggono alla sovrattassa. Chery avanza così le sue pedine su un terreno dove la concorrenza cinese elettrica si ritrova penalizzata, restando al contempo in linea con le aspettative di una clientela francese ancora legata alla flessibilità del termico.
L'argomento del portafoglio, e quello della tranquillità
Dove i nuovi arrivati cinesi colpiscono duro è sul listino prezzi, e Chery non fa eccezione. Il marchio mette in evidenza tariffe contenute, sostenute dagli incentivi e dai premi del momento, e soprattutto una garanzia che fa la differenza: sette anni o 150.000 km. In un momento in cui molti costruttori europei si fermano a tre o cinque anni, l'argomento pesa non poco per rassicurare un acquirente diffidente di fronte a un marchio che sta scoprendo.
Lo stile, dal canto suo, cerca di costruire un'identità. Il Tiggo 7 sfoggia una calandra ottagonale che Chery vuole erigere a firma stilistica, gruppi ottici affusolati e un abitacolo dominato da un grande schermo curvo, con impianto audio Sony opzionale. Niente di rivoluzionario, ma un livello di finitura e di dotazione che, per il prezzo, ha poco da invidiare a molte rivali affermate.
Una carta da giocare sul campo
Resta la vera incognita: la fiducia. Un marchio non si acquista solo su una scheda tecnica, si costruisce nel tempo, sul valore di rivendita, sulla qualità dell'assistenza post-vendita e sulla densità della rete. È proprio per questo che queste concessionarie che spuntano in ogni angolo del paese contano tanto quanto le auto stesse. Chery non si limita a esporre dei SUV: sta gettando le fondamenta di una presenza duratura. La scommessa è lanciata, e bisognerà seguire, stagione dopo stagione, se reggerà alla distanza.
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Galleria
Photos © Chery
- https://www.largus.fr/pros/actualite-automobile/la-marque-chery-devoile-le-nom-de-ses-premiers-distributeurs-et-la-liste-de-ses-concessions-en-france-40004789.html
- https://business-auto.fr/blog/voiture-chery-france-septembre-2026
- https://lenouvelautomobiliste.fr/actualites/chery-arrive-en-france-quatre-suv-tiggo-hybrides-pour-seduire-les-familles-des-septembre/


